Carla Aita: dalla piuma alle dita *** ninfa_41@libero.it *** (ogni immagine è reperibile in rete)
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domenica 1 gennaio 2017
D'avorio, quelle smesse
Erano le nove e trenta del mattino come tutte le nove e trenta del mattino
Scavo la terra che non tocca piedi per darmi l'appanno d'una bambagia a culla
i quali giunti spremono un cigolio di legno
nell'impastare aromi di boschi ora in letargo
Cadono le nevi ad architetture nuove - d'avorio quelle smesse abbottonando il tempo -
su ciglia umide e nude sfregando il giorno dopo
domenica 9 ottobre 2016

Come sapone di marsiglia
come sapone di marsiglia nelle mani
ti sento ancora ottobre alle mie ciglia
L'emozione del tingersi d'un quadro
nel rivelarsi menti ed occhi alle tue foglie
È così che la chitarra e quel muretto
annebbiano ed ombreggiano i ricordi
che nell'aureo riflesso delle secche
vanno a serpentare toni rossi
Mi narrano le stanche braccia e mani
il correre d'un anno impietosito
da morsi ripetuti alle mie labbra
di carne a risognarsi il dolce
domenica 25 settembre 2016
Cantando
Non era il vento a schiaffeggiarmi -
allora -
ma pentagrammi in foglie ad imbiondir
stagioni
e fra le fresche chiome del cantare
erano crome, sincopi e sintassi
Pure la strada si manteneva in bilico
senza cadere al kilometro pungente
mentre il mantra di menti voci e
suoni
stendevano le trame a stelle della
notte
Racconti di labbra e fumodomenica 18 settembre 2016

La guancia del settembre
Alzano
i tacchi scarpe a un sole che non s'alza mai
rimanendo fra cirri di bambagia a snocciolarsi il giorno
Cadono sette rime di quattro settimane
riverse sul giglio che mi condanna il bianco
esule di ganci e accappatoi appesi
La guancia del settembre mi ricondanna al limbo
in terra di nessuno
rimanendo fra cirri di bambagia a snocciolarsi il giorno
Cadono sette rime di quattro settimane
riverse sul giglio che mi condanna il bianco
esule di ganci e accappatoi appesi
La guancia del settembre mi ricondanna al limbo
in terra di nessuno
venerdì 2 settembre 2016
Rimane il danzare penisole in dubbi
Un prato brinato ora morso dal freddo m'ispira a sospendermi d'ombra
Pareva soltanto respiro di brace ma il tronco m'appese
-sospiri e mani ad un ramo-
Chiedermi ora se fossero sabbia mi fanno danzare penisole in dubbi e
giacché non m'inebriano rose e magnolie
distolgo lo sguardo che volta a ponente
smussandone l'angolo che al centro chiama
così
e non si sa dove
Le fronde degli ultimi invecchiati abeti
Sfoglio ogni nome che la magnolia tinge di strisce amaranto
Nell'Impetuoso esteso fiorire conto i petali socchiusi riservati
-ultimi innevati abeti-
mentre i boschi fan sorseggiare fragole primule e viole.
I bucaneve all'alto d'alpe scavano le vie per arrivare al sole che
sulla pianura e alla bassa incombe come guardiano di vite e vittorie
Sbattono le fronde degli ultimi invecchiati abeti
mentre il silente sguardo d'inebrianti rami bisbigliano la stanca poesia
e tu soffia
e tu soffia
fino a che il faro lancia luce al fondo
gonfia di storie d'eroi e di navigli che comandare l'onda non seppero fare
e giacciono lì
anfore intatte adagiate su coralli - quelli rossi
che sanno stare al collo di chi immergersi non sa -
fino a che il faro lancia luce al fondo
gonfia di storie d'eroi e di navigli che comandare l'onda non seppero fare
e giacciono lì
anfore intatte adagiate su coralli - quelli rossi
che sanno stare al collo di chi immergersi non sa -
giovedì 18 agosto 2016
Createmi un'onda che mi viva addosso
Non ho facenze di diva
ma l'emozione m'attrae
Mi sento giullare in quest'impavido
mondo di balocchi e Mangiafuoco
ed un Pinocchio che ora guardo di
lontano
Giocare è mia fondamentale risorsa
ora che i fiori di magnolia non temono
la solitudine delle foglie
quando anche le striature marcate del
vivermi addosso
hanno leggere pennate
sfumate
Createmi un'onda che mi viva
domenica 14 agosto 2016
e canto d'amore
A volte la vita è ruota che gira senza raggi a non illuminar la rua
Il cielo è perfido con l'arida terra d'un suolo segnato
da strisce di carovane e di temute serpi
Riesco a intravedere il verde fra le rime ora accese
e sono le siepi fra giochi di bimbi, fra la panchina e un lampione
fra lucciole e me
venerdì 5 agosto 2016
Madri
(dagli occhi viola)
e
camminano dondolando le femmine mute
Labbra
spente e candelabri accesi
sotto
un soffitto che si fa sempre più basso
Le
vedi dalle finestre che non hanno occhi
fuggire
specchi anche quando son sole
preoccuparsi
dei figli -loro- che abbiano giacca zaino e merenda
La
sera non hanno nome
e i
piccoli non hanno padre se non il sonnomercoledì 24 febbraio 2016
Calchi d'ombra
È per questo che devi riprendermi per
mano
e portarmi in quel campo di pallone
che i giochi erano sempre verdi nei
pomeriggi d'Aprile
macchiati solo di primule e viole
-quelle che profumano di caramelle-
Era sempre giallo il sole sopra i cirri
che non si destavano mai e
solo le rondini con l'ombra del volo
calpestavano quel cielomartedì 23 febbraio 2016

Tempi d'amore
eppure c'è stato un tempo nel quale ogni giorno fioriva la rosa
ed ogni momento era tempo per il tempo
e tu mi amavi come i vulcani le viscere della terra
Erano tempi fertili d'amore e ombre appese alle pareti
che la distanza non c'era se la cercarvi
Ora i comignoli serrano fumo
mentre il tempo disperde un'altra sigaretta

Il metallo dei miei quarantanove
Le ore mi stanno a guardare e fisso il girotondo delle dita
Non hanno unghie a graffiarmi ma lo scandito battito di ciglio
brucia sulle immagini all'ombra
mentre si rincorrono le bestiole feline che tingono soli e lune
A volte penso a carezze mancate quando sembrava bastassero
ed ora che mi circondano stelle e luna mi coccola il metallo dei miei quarantanove

Alla casa che mi fu casa
Penso sempre alla casa che mi fu casa
La tenda verde copriva alberi strade e negozi
ma alle prime righe della scura ringhiera erba e boschi si facevan strada
A sinistra cominciava la vita guardata da un imponente muraglia che non era a far paura
ma a farci abbraccio e dava ombra ad un piazzale che ci fece scuola su due ruote
Guardava di sbieco il campo coperto d'estate di libellule e d'inverno di folta neve
e le nostre giornate non conoscevano mai ombra. Eravamo.
domenica 7 febbraio 2016

Solo la mano tesa degli abeti
Osservo con occhi di gatto curioso -verdi e fermi-
se il tempo mi passa con le fredde sue bianche Tonde Tenaci
Le attendo come da bimba nel loro confuso alternarsi cambiando forma
dondolando al pizzicare in aria bigia
fra le uniche ombre bianche che il cielo a noi concede
Solo la mano tesa degli abeti
domenica 31 gennaio 2016

I sogni di una donna
I sogni di una donna si sfilano al mattino e
con garbo si ripongono sul como' per l'incantesimo del rito serale
Essenze di viola e rosa canina foltiscono le curve del guanciale
mentre il lembo del lenzuolo a grezza trama imbiondisce la sera
che diventa notte -morso nero di tarantola sul ventre-
Si fanno sonno le notti e d'iride rimagliano canti scuciti
di quando si guardava un petalo di primula farsi nudo
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