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sabato 8 luglio 2017







Ritratto di fiaba



Quell'anno le rose non schiusero maggio

Sedettero in grembo ad un muricciuolo
su caduchi ombreggi di frasche pungenti
In carne le spine intinsero dita
su cirri a bambagia tremando perchè

Sudarono nomi
li piansero al cielo
-fiori in corolla le nuche adornò-



















                                                                     
Le tue unghie appese



I palmi della tua assenza in me
pervadono ogni senso ed ozio

Io
ingenua ninfa di linfa verace

Lasciami il tuo volto ora che cade la luna
e le tue unghie appese alle mie pareti
non sanno nascondere profumi d'oleandro in fiore

Tu
che digiti speme come dita su tastiera
offrimi il tuo calice in giglio















Leggersi non è facile



Fuggono punti, virgole, trattini
se la voce mia non chiama
così pure alla parola manca penna per segnarli
Cerco tra fogli di virtuale essenza
ma mi risponde un nulla ed i suoi perchè

-Gitana
leggi la mano e suoi cateti mentre di segni non fai cenno-







venerdì 7 luglio 2017

















Figlia di un sospiro



va a snocciolarsi un sogno
che s'apre all'aria torrida di stagione errata
Disdice anche la voce il calibro accorto
-spessa all'incedere
tonda
appesantita-

Nel diurno cigolare di porte e pensieri
vaga un dio della notte
che apre e chiude porte all'arteria

Tu
che lasci lune all'orizzonte
e taci del ramingo mio cercare
dammi quel bocciuolo di fiore
che da sempre mi respira istanti






















Può essere siano suoni




Scosto i manici della borsa d'ombra inzuppata
per cercare non so cosa che non c'è

La cera la domenica
impregna i capelli tesi ad inricciolire
mentre il ripetersi della quotidiana centrifuga
lascia al suono mantra e sbadiglio

Caduca la mente nel capo altalenante
virgola cenci di pensiero
a tempo del ciondolar di gambe
che ruba il tocco della lancetta lunga
Può essere siano, di vita, suoni.
























In questa lingua di giorno



dove l'ovvio si fa attesa e canta il quando
guardo il mio sudore varcare l'ora nona

Cucirò del viso ricami a spumeggiare
e assumerò -dell'onda- gli sbalzi ed il colore
La falce stretta al pugno tenuto dalla manca
farà così bastone spogliando rami oziosi

Le mie pareti avranno un solo Cristo in croce
che parlerà all'asse del mio patir leggero
e canteranno un'ode cingendo ancora i fianchi
così che possa amare lo spifferar d'un cuore



















Gioco d'acacia



Perchè mi abbagli un libro?
E' cosa mia,
d'archi
ginestre
roseti in tempi arcani

Pietre ad osservare un rio
che di montagna veste teli matriarcali
nei quali, riconosco
sguardo, immagine,
peccato di chi di morte non sa morire

E' gioco d'acacia
al quale han dato nome
ma qual sia non so









venerdì 26 maggio 2017






Rima



rimbalzi noce al mallo nell'esserti uscita
ripulendo l'ego e i suoni suoi contorni

A volte vedo un baffo fra tanto verbo e ardire
e della mente mia nefasti fai gli allori
sempre che la mano un dì -che so- si svegli
scarabocchiando il verso atto ad introdurti

-Il canto mio poetico faccia di me un profeta
che all'imbiondir parabole si rifocilli il mento-













Dove la terra muore



Son sordi i rii fra verdi a capovalle
dove l'acqua serpeggia seducendo pietre e alpeggi
Le felci ancora sanno celare dei segreti
e il pino mugo dona incalzante il suo sapore

Nitidi e ancestrali i passi fanno presa
nel sentire lembi d'ataviche giornate
Sorseggio il retrogusto in catrame di quel vino
che tanto inebriava il mio calice ed il volto
spezzandomi -di lama- brumosi prati incolti


















Di vento diventò



Inciampai sul ciottolo al passato
finendo in abito ad un'angusta via
che mi dettava quale fosse il firmamento
per tingersi la cute di finestre

Il luccicare atavico d'un vicolo
pareva tinteggiarmi un'orizzonte
ma verticale io ed i miei calli
finimmo a regalare gli occhi a un dio

Qual fosse non so ma mi agganciai
all'unica catena di un sorriso
ma Eolo mi sorprese e in corpo al cielo
di vento diventò il labbro a falce


  



venerdì 12 maggio 2017

















Del circonciso giorno   ( dedicata a E. I. )



Ci sono amori che l'amore non chiama per nome
perchè il sesso non ha un volume
non ha intensità né destino

Ci sono amori che la mente sceglie in combutta al cuore
e non muoiono nemmeno innanzi al feretro
che non sai di che colore la morte ha coperto

e non hai palpebre per non vedere né gioni in cui non sentire
Non scende mai la tenda del circonciso giorno
quello dove un gatto miagola ma dentro è volpe
















Mia voce, mio coro



L'ascolto ogni giorno, ogni sommo istante
che la vela é maestra e non ripudia il mare;
si slegano corde d'archi e violini
-voce amaranto tende ali e note-

Accede quel nero a crome e pennini
mentre un mare riversa in me la sua onda
e giaccio imbrunita di sacro inchino

-selvaggia ora prego negandomi un dio-



venerdì 5 maggio 2017






S'apre questa mano



e vedo fiumi in secca come il mio disco rotto
senza ghiaccio e tuoni ma lampi e meri abbagli
Ingigantisco il tempo per arpionare il cielo
-il primo da trovarsi, tanto oramai é pioggia-

Non credo sia l'aroma delle divergenze
a spazzolare l'anima di un calamaio aperto
Per ogni goccia o briciola di luna che si spezza
cestino le vocali e rantolo un perché
-non mi risponda un cielo che tanto ormai era pioggia-



mercoledì 3 maggio 2017





Campo



Neve
nuda di freddo
Lunga e impervia la scalinata di Mauthausen
dove l'anima dei morti anticipati proferiva l'ultima boccata d'aria

Lo sguardo del potere nero vegliava l'ancora di vita
tra muri e trame in filo spinato che attorcigliavano le baracche allineate

Neve
bianca sulle montagne d'occhiale - tondi - ove la vista fu eterna prigioniera

Silenzio
perpetuo.





martedì 25 aprile 2017







Cinquanta e più storie



Ha preso la vita cinquanta e più storie

Pinocchio ha paura dei miei lunghi musi
-quelli del giorno appesi ai jeans
sdruciti ed amati come san fare gli anni-

S'impigliano brividi e storie a quel rigo
lungo la schiena che s'alza e s'inarca
e il verbo zittisce di glicine e giallo







  

lunedì 24 aprile 2017





Gira la chiave



Gira gira 

gira la luna 
e gira con essa il mio capo asceso. 

Gira la giostra e la ruota del carro 
quello che lento osserva i cavalli 
-di razza e le chiome d'alto lignaggio- 

La mano offre ansiosa il mio palmo 
che ora da quando chiede quel destro 
anche la foglia d'acero alluse 
< darò a te carezze di caduchi amanti 
serrati nel loro bilingue languore > 

Gira gira 
e rigira la voglia 
quella del rendermi capo a me stessa 
del mettere in mano la chiave al mio tempo