Visualizzazioni ultima settimana

venerdì 7 luglio 2017













Gioco d'acacia



Perchè mi abbagli un libro?
E' cosa mia,
d'archi
ginestre
roseti in tempi arcani

Pietre ad osservare un rio
che di montagna veste teli matriarcali
nei quali, riconosco
sguardo, immagine,
peccato di chi di morte non sa morire

E' gioco d'acacia
al quale han dato nome
ma qual sia non so









venerdì 26 maggio 2017






Rima



rimbalzi noce al mallo nell'esserti uscita
ripulendo l'ego e i suoni suoi contorni

A volte vedo un baffo fra tanto verbo e ardire
e della mente mia nefasti fai gli allori
sempre che la mano un dì -che so- si svegli
scarabocchiando il verso atto ad introdurti

-Il canto mio poetico faccia di me un profeta
che all'imbiondir parabole si rifocilli il mento-













Dove la terra muore



Son sordi i rii fra verdi a capovalle
dove l'acqua serpeggia seducendo pietre e alpeggi
Le felci ancora sanno celare dei segreti
e il pino mugo dona incalzante il suo sapore

Nitidi e ancestrali i passi fanno presa
nel sentire lembi d'ataviche giornate
Sorseggio il retrogusto in catrame di quel vino
che tanto inebriava il mio calice ed il volto
spezzandomi -di lama- brumosi prati incolti


















Di vento diventò



Inciampai sul ciottolo al passato
finendo in abito ad un'angusta via
che mi dettava quale fosse il firmamento
per tingersi la cute di finestre

Il luccicare atavico d'un vicolo
pareva tinteggiarmi un'orizzonte
ma verticale io ed i miei calli
finimmo a regalare gli occhi a un dio

Qual fosse non so ma mi agganciai
all'unica catena di un sorriso
ma Eolo mi sorprese e in corpo al cielo
di vento diventò il labbro a falce


  



venerdì 12 maggio 2017

















Del circonciso giorno   ( dedicata a E. I. )



Ci sono amori che l'amore non chiama per nome
perchè il sesso non ha un volume
non ha intensità né destino

Ci sono amori che la mente sceglie in combutta al cuore
e non muoiono nemmeno innanzi al feretro
che non sai di che colore la morte ha coperto

e non hai palpebre per non vedere né gioni in cui non sentire
Non scende mai la tenda del circonciso giorno
quello dove un gatto miagola ma dentro è volpe
















Mia voce, mio coro



L'ascolto ogni giorno, ogni sommo istante
che la vela é maestra e non ripudia il mare;
si slegano corde d'archi e violini
-voce amaranto tende ali e note-

Accede quel nero a crome e pennini
mentre un mare riversa in me la sua onda
e giaccio imbrunita di sacro inchino

-selvaggia ora prego negandomi un dio-



venerdì 5 maggio 2017






S'apre questa mano



e vedo fiumi in secca come il mio disco rotto
senza ghiaccio e tuoni ma lampi e meri abbagli
Ingigantisco il tempo per arpionare il cielo
-il primo da trovarsi, tanto oramai é pioggia-

Non credo sia l'aroma delle divergenze
a spazzolare l'anima di un calamaio aperto
Per ogni goccia o briciola di luna che si spezza
cestino le vocali e rantolo un perché
-non mi risponda un cielo che tanto ormai era pioggia-



mercoledì 3 maggio 2017





Campo



Neve
nuda di freddo
Lunga e impervia la scalinata di Mauthausen
dove l'anima dei morti anticipati proferiva l'ultima boccata d'aria

Lo sguardo del potere nero vegliava l'ancora di vita
tra muri e trame in filo spinato che attorcigliavano le baracche allineate

Neve
bianca sulle montagne d'occhiale - tondi - ove la vista fu eterna prigioniera

Silenzio
perpetuo.





martedì 25 aprile 2017







Cinquanta e più storie



Ha preso la vita cinquanta e più storie

Pinocchio ha paura dei miei lunghi musi
-quelli del giorno appesi ai jeans
sdruciti ed amati come san fare gli anni-

S'impigliano brividi e storie a quel rigo
lungo la schiena che s'alza e s'inarca
e il verbo zittisce di glicine e giallo







  

lunedì 24 aprile 2017





Gira la chiave



Gira gira 

gira la luna 
e gira con essa il mio capo asceso. 

Gira la giostra e la ruota del carro 
quello che lento osserva i cavalli 
-di razza e le chiome d'alto lignaggio- 

La mano offre ansiosa il mio palmo 
che ora da quando chiede quel destro 
anche la foglia d'acero alluse 
< darò a te carezze di caduchi amanti 
serrati nel loro bilingue languore > 

Gira gira 
e rigira la voglia 
quella del rendermi capo a me stessa 
del mettere in mano la chiave al mio tempo






venerdì 14 aprile 2017







Delle tue braccia    ( dedicata a mio padre )



Il tempo ha lasciato solo bistre impronte 
di te, delle tue braccia 
del giorno che non fu 

I figli in coda al dolo ed io 
sorella acerba e ignara 
nemmeno un pigolio 

Cos'era a dare il cambio 
al volo degli stormi 
al suono delle voci? 

Il mantra poi -­negli anni- divenne identità 
ma non portasti me



















Tramami a tela



Rompi quel filo e tramami a tela

Riversa nello spazio fra me e il tempo
il tempio
di me e delle mie ragioni ma
ma dimmi, dimmi qual è la chiave del tuo lucchetto
per arrivarti
per giungere al lido
allo spazio per tenderti
al sapere del dirti

Ti comprendo e riparte il vagone di storie
quelle del mio fare e dove

Ama le mie pieghe e la mia vertigine
avvinghiata d'illusione d'esserci
e ponimi di fronte all'altare
che di me fa agnello e gregge



















Figli rubati all'Ave



Lo senti il miagolio dei figli rubati?
Non è sera la notte e gli occhi
trafitti da freccia di balestra
serrati come bocca che digrigna denti

e non c'è un oggi a trattenere dolori persi
nè un domani a sgranare l'Ave

Sono anime figli d'anima persi in ossei labirinti
e quando pensi che l'uscita abbia traccia
le cinque dita a schiaffo ti slacciano i perchè













Non è nemmeno sera



Se ancor piange la luna chi mi farà da culla?
I miei sogni di letto son meretrici in strada
nel vender vanitose dolce tormento al vizio

La mente va a stagioni e non è un fiore a farne astri
È canna al vento
in aria di tempesta
che recita certezze d'un rischiaro

ma dura è la discesa di quel granello ed io
rimpasto le mie dita rinate a fango e argilla








domenica 19 marzo 2017











Scivolami




dalla fronte alla luna
ove s'allarga la morsa del vento

Dentro le cime del giglio -a sera-
quando la foglia di Adamo oscilla
nell'abbandono del fiore, del figlio

Leggi la trama del mio risveglio
sul turbinio d'onda che cade al guanciale
La morte è al sicuro come i tuoi palmi
-custodia l'arsura del mio quinto mese-














La voce



torna di limbo grazie all'illustre verso
urtandomi nell'acqua
fra un sasso e un tonfo

Salto gli spazi e il verbo teso
che l'ugola vede solo là dal colle
cirri di passato e conturbanti velli

 
Ancora dorme l'amaca al risveglio
nell'osservarmi viola sotto il giunco
che mai potrà ingiallire di mimosa

Steppa il frastuono delle chitarre e fiati
che il tuo s'allunga tondo
e di jazz muore


















Eri ieri, magnolia



La fase lunare si scaglia a un domani
che traggo e ritraggo come zucchero a un bimbo
e mi scrive canzoni nel suo negarsi
caduche e lente -messaggio in bottiglia-

Codifico a scaglie i punti dell'ora
quelli più lenti
chini
vuoti
privi di formule e di firmamento
-scorgo un frammento, lo vedo, mi è dentro-

Gioco con versi e con bambole adulte
o son io ad esser gioco 
e balbetto una luce


martedì 7 marzo 2017










Ora



canto del giorno pigro che mi riserva dune
plasmate - calci a linee morte nei sessanta -
Millanta storie e tempi che cuciono distanze
come talloni vuoti di filo ad intrecciarsi

Passano colline, monti e nevi ma tu
tu non sei nemmeno quando tinte del mare a nord
chiamano brezze di stagione
e non c'è mano ad allungare una carezza al viziato pelo
dove sono gli inchiostri bianchi