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domenica 19 marzo 2017













Eri ieri, magnolia



La fase lunare si scaglia a un domani
che traggo e ritraggo come zucchero a un bimbo
e mi scrive canzoni nel suo negarsi
caduche e lente -messaggio in bottiglia-

Codifico a scaglie i punti dell'ora
quelli più lenti
chini
vuoti
privi di formule e di firmamento
-scorgo un frammento, lo vedo, mi è dentro-

Gioco con versi e con bambole adulte
o son io ad esser gioco 
e balbetto una luce


martedì 7 marzo 2017










Ora



canto del giorno pigro che mi riserva dune
plasmate - calci a linee morte nei sessanta -
Millanta storie e tempi che cuciono distanze
come talloni vuoti di filo ad intrecciarsi

Passano colline, monti e nevi ma tu
tu non sei nemmeno quando tinte del mare a nord
chiamano brezze di stagione
e non c'è mano ad allungare una carezza al viziato pelo
dove sono gli inchiostri bianchi







sabato 25 febbraio 2017




Sai


le donne non ridono
Passano le curve dei propri anni e non rammentano giorni caldi
che guardavano notti dileguarsi a lunghi addii
Non piangono a mattina quando si attutiscono rumori e luci della sera
dove un gatto -solo- chiede tempo all'amore

Siamo gatte, feline,
chiediamo amore al tempo ma è lui che comanda e non è la strada
non ci fa paura quella
ma sono i fossi a farci cadere -noi, su membra fragili
che si accartocciano al tempo d'una sigaretta-

Vedi, le luci creano ombre e viceversa
ma è quando il raggio si fa buio che nasce la distanza
e le notti piangono
come le donne.



lunedì 20 febbraio 2017











                                                                                                        

Vorrei



vorrei che la mia morte fosse cassa di tomba
per sminuire il dolo di questo gelido volto
Ora non mi risponde nulla se non
ma tu dov'eri?
Dove sei?
Vorrei tra le mie mani il tuo destino ma nemmeno il mio posso tenere
ed ho le mani nude
Tu
tu che nel grembo ti volli
tu

Ti sogno e non ci sei perchè sei ali
e stai sopra me e la mia mente contorta di stella
ma io cambio il respiro

e di te ne faccio un quadro -nel mio soggiorno-



domenica 19 febbraio 2017
















Sei più due, otto   

Fratelli



in scala all'età ci si racconta sempre per poi saltare al sesso
ma non c'è sesso tra fratelli di un'unica casa e vita
Si chiamava padre il Re di famiglia e madre, Regina
Tutti mi videro ai fragili vetri mostrare sgomento nell'aria mia nuova
e nell'incertezza che andavo vivendo seguivo il dito a croce di un prete

Sei più due, otto

Eravamo.
Il numero giusto che Dio volle per noi perchè noi siamo giusti
di sbagli e medaglie che appesi alle pelli portiamo nel tempo
che sia esso bigio o raggio del giorno e la luna lo sa



mercoledì 15 febbraio 2017







La mano,


targa di una vita - misteroso destino che le carte non leggono ancora - e poi tu
quadro di dama sul quale scivolano i piedi del gioco come pattini in lama su ghiaccio

Remano contro le braccia di Ulisse che mai raggiunsero terra ferma nei verbi in periodi
di periodi fermi, taciti e guardinghi
come passeggiate in lungomare dove pesci muti di voce e forma
stanno

Mi acceco del riverbero di un nulla che fa ombra nello starnutire l'ultima tinta di bianco



domenica 12 febbraio 2017








La greppia dei gigli dannati



Erano strati sbriciolati di fogliame -quello sottostante-
a contrastare abbagli e ore del mio giorno
Era la greppia dei miei gigli dannati e d'irti abbracci
a consolare il giorno e quei miei baci persi

Era disteso ed era verde, il verde
che solo dei miei anni non cavalca più la chioma
ed era e non più "fosse" che dio mi vide e mi baciò
Baciò quel lembo di pelle ombrata e tesa nel turbinio d'ombre ed ambre perse
così che il suolo restuisse il tronco
e il falco le mie membra
















Nelle plumbee notti




Si pensa spesso in leggere o in scrivere che il punto sia da fine - troncamento -
La piuma che si ferma a un sito stagno parrebbe battezzare un sol periodoche possa esser buono oppure in stentoSoltanto sabbie mobili a tormenti potranno dare aurora alla domandache tanto è sole il brivido nelle plumbee nottida farci ghianda in braccio al sacro giorno (“aspetta...”)


















Ora di glicini, ora d'immenso grigio



Cinguettano nell'esplosivo autunno al nascere d'una stagione curva
e poco a loro importa se siamo al prima o al dopo

La neve già la sento nei saturi meriggi
che con il reo sbuffare nascondono le cime
e sacra è la visione in spolverar di bianco
che fa nascere al petto un cuore nuovo al balzo

E siano ricordi stellati a farci capo
che il gioco ci sorride e sorridiamo al cielo
chiazzato ora di glicini, ora d'immenso grigio
nei quali suoi rotondi mi sono persa in LA




















La selva dei desideri incolti



Sai
la fine a volte sfugge d'incatenate cime

Dicono che è colpa del gorgogliar d'un rio 
ed altri dello sguardo che non rammenda pezze
ma noi sappiamo già che il nuvolar di stenti -sovrastare vigne-
si tende inquieto e salubre a proferir carezze
e nell'udir angelico il gesto d'intonare
note -allungandosi ricreando un canto-
or cade nella selva dei desideri incolti
nel nascere ghirlanda che dall'amore chiede
muto bianco




domenica 1 gennaio 2017



                                                                                                      




                                                                                                     
D'avorio, quelle smesse



Erano le nove e trenta del mattino come tutte le nove e trenta del mattino

Scavo la terra che non tocca piedi per darmi l'appanno d'una bambagia a culla
i quali giunti spremono un cigolio di legno
nell'impastare aromi di boschi ora in letargo

Cadono le nevi ad architetture nuove - d'avorio quelle smesse abbottonando il tempo -
su ciglia umide e nude sfregando il giorno dopo




domenica 9 ottobre 2016









Come sapone di marsiglia


come sapone di marsiglia nelle mani
ti sento ancora ottobre alle mie ciglia
L'emozione del tingersi d'un quadro
nel rivelarsi menti ed occhi alle tue foglie

È così che la chitarra e quel muretto
annebbiano ed ombreggiano i ricordi
che nell'aureo riflesso delle secche
vanno a serpentare toni rossi

Mi narrano le stanche braccia e mani
il correre d'un anno impietosito
da morsi ripetuti alle mie labbra
di carne a risognarsi il dolce



domenica 25 settembre 2016













Cantando



Non era il vento a schiaffeggiarmi - allora -
ma pentagrammi in foglie ad imbiondir stagioni
e fra le fresche chiome del cantare
erano crome, sincopi e sintassi

Pure la strada si manteneva in bilico
senza cadere al kilometro pungente
mentre il mantra di menti voci e suoni
stendevano le trame a stelle della notte
Racconti di labbra e fumo



domenica 18 settembre 2016












La guancia del settembre



Alzano i tacchi scarpe a un sole che non s'alza mai
rimanendo fra cirri di bambagia a snocciolarsi il giorno
Cadono sette rime di quattro settimane
riverse sul giglio che mi condanna il bianco
esule di ganci e accappatoi appesi
La guancia del settembre mi ricondanna al limbo
in terra di nessuno
















Le ali a un giunco



Un giorno appenderò le ali a un giunco
che le braccia non debbano allungarsi nel mietere speranza
nè sfiorare terra di contorno
La brezza a spezie d'orto ­- così - si posi
al sasso buono della strada



venerdì 2 settembre 2016





Rimane il danzare penisole in dubbi



Un prato brinato ora morso dal freddo m'ispira a sospendermi d'ombra


Pareva soltanto respiro di brace ma il tronco m'appese
-sospiri e mani ad un ramo-
Chiedermi ora se fossero sabbia mi fanno danzare penisole in dubbi e
giacché non m'inebriano rose e magnolie
distolgo lo sguardo che volta a ponente
smussandone l'angolo che al centro chiama
così

e non si sa dove










Le fronde degli ultimi invecchiati abeti



Sfoglio ogni nome che la magnolia tinge di strisce amaranto

Nell'Impetuoso esteso fiorire conto i petali socchiusi riservati 
-ultimi innevati abeti-
mentre i boschi fan sorseggiare fragole primule e viole.
I bucaneve all'alto d'alpe scavano le vie per arrivare al sole che
sulla pianura e alla bassa incombe come guardiano di vite e vittorie
Sbattono le fronde degli ultimi invecchiati abeti
mentre il silente sguardo d'inebrianti rami bisbigliano la stanca poesia









Mi sei alto



Mi sei alto

e con unghie di gatta m'allungo
Scarto il dolce pennellare del sorriso che tinge labbra nascoste e 
ad ogni passo lento delle mani mi intingo al vibrare dei morsi
Quella del bacio nel bosco non è più favola 
- la principessa porta jeans e un 36 -









                                                                     


M'imbatto nei sorsi




Liberi i salici a piangersi un dolo
nel piatto inatteso d'un bianco di pezza - m'imbatto nei sorsi che urto a ogni dove -
e libero è il pianto di antiche novelle ove c'ero e non v'ero
ma vero era il seme










                      


e tu soffia

e tu soffia
fino a che il faro lancia luce al fondo
gonfia di storie d'eroi e di navigli che comandare l'onda non seppero fare

e giacciono lì

anfore intatte adagiate su coralli - quelli rossi
che sanno stare al collo di chi immergersi non sa -