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domenica 12 febbraio 2017













Nelle plumbee notti




Si pensa spesso in leggere o in scrivere che il punto sia da fine - troncamento -
La piuma che si ferma a un sito stagno parrebbe battezzare un sol periodoche possa esser buono oppure in stentoSoltanto sabbie mobili a tormenti potranno dare aurora alla domandache tanto è sole il brivido nelle plumbee nottida farci ghianda in braccio al sacro giorno (“aspetta...”)


















Ora di glicini, ora d'immenso grigio



Cinguettano nell'esplosivo autunno al nascere d'una stagione curva
e poco a loro importa se siamo al prima o al dopo

La neve già la sento nei saturi meriggi
che con il reo sbuffare nascondono le cime
e sacra è la visione in spolverar di bianco
che fa nascere al petto un cuore nuovo al balzo

E siano ricordi stellati a farci capo
che il gioco ci sorride e sorridiamo al cielo
chiazzato ora di glicini, ora d'immenso grigio
nei quali suoi rotondi mi sono persa in LA




















La selva dei desideri incolti



Sai
la fine a volte sfugge d'incatenate cime

Dicono che è colpa del gorgogliar d'un rio 
ed altri dello sguardo che non rammenda pezze
ma noi sappiamo già che il nuvolar di stenti -sovrastare vigne-
si tende inquieto e salubre a proferir carezze
e nell'udir angelico il gesto d'intonare
note -allungandosi ricreando un canto-
or cade nella selva dei desideri incolti
nel nascere ghirlanda che dall'amore chiede
muto bianco




domenica 1 gennaio 2017



                                                                                                      




                                                                                                     
D'avorio, quelle smesse



Erano le nove e trenta del mattino come tutte le nove e trenta del mattino

Scavo la terra che non tocca piedi per darmi l'appanno d'una bambagia a culla
i quali giunti spremono un cigolio di legno
nell'impastare aromi di boschi ora in letargo

Cadono le nevi ad architetture nuove - d'avorio quelle smesse abbottonando il tempo -
su ciglia umide e nude sfregando il giorno dopo




domenica 9 ottobre 2016









Come sapone di marsiglia


come sapone di marsiglia nelle mani
ti sento ancora ottobre alle mie ciglia
L'emozione del tingersi d'un quadro
nel rivelarsi menti ed occhi alle tue foglie

È così che la chitarra e quel muretto
annebbiano ed ombreggiano i ricordi
che nell'aureo riflesso delle secche
vanno a serpentare toni rossi

Mi narrano le stanche braccia e mani
il correre d'un anno impietosito
da morsi ripetuti alle mie labbra
di carne a risognarsi il dolce



domenica 25 settembre 2016













Cantando



Non era il vento a schiaffeggiarmi - allora -
ma pentagrammi in foglie ad imbiondir stagioni
e fra le fresche chiome del cantare
erano crome, sincopi e sintassi

Pure la strada si manteneva in bilico
senza cadere al kilometro pungente
mentre il mantra di menti voci e suoni
stendevano le trame a stelle della notte
Racconti di labbra e fumo



domenica 18 settembre 2016












La guancia del settembre



Alzano i tacchi scarpe a un sole che non s'alza mai
rimanendo fra cirri di bambagia a snocciolarsi il giorno
Cadono sette rime di quattro settimane
riverse sul giglio che mi condanna il bianco
esule di ganci e accappatoi appesi
La guancia del settembre mi ricondanna al limbo
in terra di nessuno
















Le ali a un giunco



Un giorno appenderò le ali a un giunco
che le braccia non debbano allungarsi nel mietere speranza
nè sfiorare terra di contorno
La brezza a spezie d'orto ­- così - si posi
al sasso buono della strada



venerdì 2 settembre 2016





Rimane il danzare penisole in dubbi



Un prato brinato ora morso dal freddo m'ispira a sospendermi d'ombra


Pareva soltanto respiro di brace ma il tronco m'appese
-sospiri e mani ad un ramo-
Chiedermi ora se fossero sabbia mi fanno danzare penisole in dubbi e
giacché non m'inebriano rose e magnolie
distolgo lo sguardo che volta a ponente
smussandone l'angolo che al centro chiama
così

e non si sa dove










Le fronde degli ultimi invecchiati abeti



Sfoglio ogni nome che la magnolia tinge di strisce amaranto

Nell'Impetuoso esteso fiorire conto i petali socchiusi riservati 
-ultimi innevati abeti-
mentre i boschi fan sorseggiare fragole primule e viole.
I bucaneve all'alto d'alpe scavano le vie per arrivare al sole che
sulla pianura e alla bassa incombe come guardiano di vite e vittorie
Sbattono le fronde degli ultimi invecchiati abeti
mentre il silente sguardo d'inebrianti rami bisbigliano la stanca poesia









Mi sei alto



Mi sei alto

e con unghie di gatta m'allungo
Scarto il dolce pennellare del sorriso che tinge labbra nascoste e 
ad ogni passo lento delle mani mi intingo al vibrare dei morsi
Quella del bacio nel bosco non è più favola 
- la principessa porta jeans e un 36 -









                                                                     


M'imbatto nei sorsi




Liberi i salici a piangersi un dolo
nel piatto inatteso d'un bianco di pezza - m'imbatto nei sorsi che urto a ogni dove -
e libero è il pianto di antiche novelle ove c'ero e non v'ero
ma vero era il seme










                      


e tu soffia

e tu soffia
fino a che il faro lancia luce al fondo
gonfia di storie d'eroi e di navigli che comandare l'onda non seppero fare

e giacciono lì

anfore intatte adagiate su coralli - quelli rossi
che sanno stare al collo di chi immergersi non sa -



                                                        

Fiori bianchi ai sandali



Fiori bianchi ai sandali fan sole alla mia pelle
- a gigli e antichi altari sorridono questi occhi
srotolando il punto del se e del perché -
Cercano stagione le rondini nel volo
ma i versi dell'estate non danno tempo a danze
nel veder fra rovi i frutti viola in tempo





giovedì 18 agosto 2016















Createmi un'onda che mi viva addosso



Non ho facenze di diva
ma l'emozione m'attrae
Mi sento giullare in quest'impavido mondo di balocchi e Mangiafuoco
ed un Pinocchio che ora guardo di lontano

Giocare è mia fondamentale risorsa
ora che i fiori di magnolia non temono la solitudine delle foglie
quando anche le striature marcate del vivermi addosso
hanno leggere pennate
sfumate

Createmi un'onda che mi viva







domenica 14 agosto 2016








e canto d'amore


A volte la vita è ruota che gira senza raggi a non illuminar la rua
Il cielo è perfido con l'arida terra d'un suolo segnato
da strisce di carovane e di temute serpi

Riesco a intravedere il verde fra le rime ora accese
e sono le siepi fra giochi di bimbi, fra la panchina e un lampione
fra lucciole e me








venerdì 5 agosto 2016

                                                                                  
















Madri (dagli occhi viola)




e camminano dondolando le femmine mute

Labbra spente e candelabri accesi
sotto un soffitto che si fa sempre più basso
Le vedi dalle finestre che non hanno occhi
fuggire specchi anche quando son sole
preoccuparsi dei figli -loro- che abbiano giacca zaino e merenda

La sera non hanno nome
e i piccoli non hanno padre se non il sonno



















mercoledì 24 febbraio 2016













Calchi d'ombra


È per questo che devi riprendermi per mano
e portarmi in quel campo di pallone
che i giochi erano sempre verdi nei pomeriggi d'Aprile
macchiati solo di primule e viole -quelle che profumano di caramelle-
Era sempre giallo il sole sopra i cirri che non si destavano mai e
solo le rondini con l'ombra del volo calpestavano quel cielo





martedì 23 febbraio 2016











Dietro


Spera

spera solo che l'arbitrio passi su te come volare di gabbiano
ponendo il sogno dentro un vaso di Pandora fra scarti d'unghia e nubi in ovatta
che tiene calde ore in ardesia scritte col bianco
Come foglio su banco che cade a terra al primo schiaffo di vento

















Tempi d'amore


eppure c'è stato un tempo nel quale ogni giorno fioriva la rosa 
ed ogni momento era tempo per il tempo
e tu mi amavi come i vulcani le viscere della terra
Erano tempi fertili d'amore e ombre appese alle pareti
che la distanza non c'era se la cercarvi
Ora i comignoli serrano fumo
mentre il tempo disperde u
n'altra sigaretta