Carla Aita: dalla piuma alle dita *** ninfa_41@libero.it *** (ogni immagine è reperibile in rete)
Visualizzazioni ultima settimana
martedì 23 febbraio 2016

Tempi d'amore
eppure c'è stato un tempo nel quale ogni giorno fioriva la rosa
ed ogni momento era tempo per il tempo
e tu mi amavi come i vulcani le viscere della terra
Erano tempi fertili d'amore e ombre appese alle pareti
che la distanza non c'era se la cercarvi
Ora i comignoli serrano fumo
mentre il tempo disperde un'altra sigaretta

Il metallo dei miei quarantanove
Le ore mi stanno a guardare e fisso il girotondo delle dita
Non hanno unghie a graffiarmi ma lo scandito battito di ciglio
brucia sulle immagini all'ombra
mentre si rincorrono le bestiole feline che tingono soli e lune
A volte penso a carezze mancate quando sembrava bastassero
ed ora che mi circondano stelle e luna mi coccola il metallo dei miei quarantanove

Alla casa che mi fu casa
Penso sempre alla casa che mi fu casa
La tenda verde copriva alberi strade e negozi
ma alle prime righe della scura ringhiera erba e boschi si facevan strada
A sinistra cominciava la vita guardata da un imponente muraglia che non era a far paura
ma a farci abbraccio e dava ombra ad un piazzale che ci fece scuola su due ruote
Guardava di sbieco il campo coperto d'estate di libellule e d'inverno di folta neve
e le nostre giornate non conoscevano mai ombra. Eravamo.
domenica 7 febbraio 2016

Solo la mano tesa degli abeti
Osservo con occhi di gatto curioso -verdi e fermi-
se il tempo mi passa con le fredde sue bianche Tonde Tenaci
Le attendo come da bimba nel loro confuso alternarsi cambiando forma
dondolando al pizzicare in aria bigia
fra le uniche ombre bianche che il cielo a noi concede
Solo la mano tesa degli abeti
domenica 31 gennaio 2016

I sogni di una donna
I sogni di una donna si sfilano al mattino e
con garbo si ripongono sul como' per l'incantesimo del rito serale
Essenze di viola e rosa canina foltiscono le curve del guanciale
mentre il lembo del lenzuolo a grezza trama imbiondisce la sera
che diventa notte -morso nero di tarantola sul ventre-
Si fanno sonno le notti e d'iride rimagliano canti scuciti
di quando si guardava un petalo di primula farsi nudo
domenica 17 gennaio 2016
Sul lucido marmo ingiallito di un vetro
Spargo fiocchi in cristallo nel ventre tremante di terra ad inverno
che cambia lo spazio e ne rallenta il tempo
La pura, la bianca, la sempre neve ci pizzica il naso ed i sogni in ricordi
Carezzo con candidi occhi di bimba
le braccia che m'hanno tenuta piccinache il sole non soffre vedendomi fredda
-che l'aria non pizzica stanche meningi-
Mi copro la bocca a non dire parole
che il vento ripone tra pini ed abeti
Disegno del cielo che fa da capanna
sul lucido marmo ingiallito di un vetro
sabato 2 gennaio 2016
domenica 15 novembre 2015
Non ritorni
Non ti sento da questo lato del foglio,
da questo lato del mondo.
Mi davi la mano ma l'altra non capiva
il poeta e nemmeno le sue menzogne.
Finisti a brillare di luce fioca, la
notte
e con le stelle facesti patto di sangue
a tingere terra e pietra
Non è mai stata mattina e sera nel
piangerti l'ossa del capo
Non ritornano ceneri a cospargerti i
fiori
e nemmeno le dolci note narrate di te e
della notte
Non é di quattro
è solo la stagione dove piangono i miei palmi
e dita appese come gioielli al pino
È sola la stagione che non è di quattro
ma d'un tempo rigido a sgretolarsi un nuovo autunno
Erano grida il vibrar di corde alla chitarra nel narrare già vecchi dolori
quando il sole ancora sorrideva alle mie ossa
mietendo tantrici e dissonanti accordi
lunedì 19 ottobre 2015
Dallo scalino
Datemi le foglie della mia estate di
stagioni perse
la pelle irta d'infime sequenze
programmate per annuire al fato
Baciami l'amore che chiede e non riceve
nel mio invecchiar di neve
e bianca
bianca è la pelle al sole che scalda e
non colora come le perle di fondo mare
Scagliami zigomi dell'unghia tua
-profonda-
mentre una stella marina mi sorride il
norddomenica 11 ottobre 2015
lunedì 28 settembre 2015
Le bandiere del mio mondo
La mano della foglia stringe il mio
dorso
e nel dolo la ferita si cammuffa a
stele d'argento
Erano lunghi i rami d'ottobre e fredde
le brezze dell'uva nel mese perplesso che di vino s'ammanta
Era la musica delle parole e non le
parole per la musica
quando i nidi di rondine ancora non
s'agitavano alla stagione
ed io cantavo di un giorno che non
avevo visto mai
Erano i fusti, le bandiere del mio
mondo, dell'Italia
sabato 12 settembre 2015
lunedì 17 agosto 2015
giovedì 23 luglio 2015

Ma la sera
Coglimi alle porte di lamponi e more all'imbrunirsi
mentre la punta di sole si libra e d'ombra si spegne
-la scossa della sera taglia l'aria che s'innesta in ampie fronde-
Il bruno alle mie labbra lapidate -come dell'uva scura il rosso-
serpeggia alle papille per poi calarsi al dolo
dove sorge la catena del respiro che l'ossa conosce
Ma la sera
domenica 21 giugno 2015
Ritorno
Metterò nastri a colline di gerani d'ottobre con l'ossuta mia mente -gitana tra foglie-
Mulinello di vesti da qui all'oscuro verde scandiranno le aste del mio canto
a voci nel cancellarmi verbo e diventare roccia
così la tela con i suoi ragni si sfalderà alla pioggia di ghiaccio e rami secchi
che l'albero non vuole ed albero son io
lunedì 22 dicembre 2014

Nella coda del giorno
così capitava di fermarmi ma il gelo inchiodava il respiro
Pensavo fosse bianco il tepore dell'alma fra piume candide a merlo di un cigno
Dimmi ove sorge il paese del bianco che lacca ogni sguardo
ogni riso
dove sorge il canto del sole staccandosi da lacrima adulta
Adultera
Adulta nella goffaggine sua dimensione d'essere
e nessun palmo devoto ad un'asciutta carezza
dove guadi il sorriso piccante di una tenera e ossuta carne
sabato 4 ottobre 2014

A volte mi sorge un turchese
e mi getti lì come farina sul presepe come zucchero fine sulla torta di famiglia
Polvere
trama di tela neutra
Rondine senza tetto nel farsi aquila al proprio volo
Così le mani raccolgono sassi levigati da altre mani
-raccolti da altre mani- senza didascalia per spremerne il volto
Il vizio
La prece comanda l'ozio e la vista non brucia al sale
A volte mi sorge un turchese
lunedì 11 agosto 2014

ed erano i frutti
Ma chi...
chi spalanca finestre la mattina?
Chi sveglia le mie palpebre coi bagliori di un alba sobria e solitaria?
Non la luce di un lampione allarga la visione d'occhi salmastri d'alghe
Mi han tolto la rabbia accesa delle ciliegie acerbe
di pallide fragole consumate nel primo tempo che conservano i sapori della selvaggia infanzia
ed erano i frutti dopo i fiori e i fiori dopo i rami
e le camelie a bisticciar di rose
e se il canto non finisse
Giungo a tregua
martedì 1 luglio 2014
giovedì 19 giugno 2014

In assenza di spezie e voglie
qui
dove il vento ammazza traiettorie
resto a contarmi sulle unghie gli attimi
fingendomi sagra di una sacra festa dove
le persiane hanno spiragli di minima luce -lume rauco-
e l'assenza di spezie e voglie colmano centotre vasi di pandora
Un gingillo di ciliegia sulla mia testa
venerdì 13 giugno 2014
La nebbia degli amori spenti
che si sdraia su resti -vasi- di budelli in ciottolato granata
dove nemmeno si ferma un fiore o un aculeo di rosa o
sulle crune di uno sbriciolato vivere che non si lascia rubare un respiro
Forse è la nebbia degli amori spenti a farmi mulinello
o forse -dico forse- è solo l'alba di una nuova ombra
che chissà dove ha lasciato il suo "no"
lunedì 26 maggio 2014
venerdì 23 maggio 2014
Di ceneri e rose
Paure s'accendono come fuoco di fumo a sera
Se guardi le immobili pianure farsi monti
l'aculeo bigio d'un domani incerto di sole s'allarga
Ecco la volta delle creature ingorde di suoni -e ciglia-
che a volte pesano sul mio asse e a volte ne misurano l'assenza
Sali nel grigio mio vestire che danza fra scalze dune e
nell'illuminarsi d'un tachicardico verde
stringimi nel tuo vagare fra ceneri e rose
lunedì 12 maggio 2014
Iscriviti a:
Post (Atom)













